Il convento cappuccini era già presente in Bivona nella metà del 1500, ed allora era dedicato ai Santi Filippo e Giacomo. La piccola Chiesetta venne in seguito trasformata in convento dai padri cappuccini, ai quali venne concessa per il loro insediamento a Bivona. Nel corso degli anni ospitò diversi frati, come padre Tommaso da Monreale; quest’ultimo fu protagonista di due spaventosi eventi: una notte infatti i frati vennero svegliati da un insolito rumore prodotto da cavalieri armati, e credendo che fossero dei demoni si precipitarono in Chiesa a pregare. Dopo un po’ i cavalieri si diressero verso il paese e dopo qualche ora ritornarono nuovamente in convento, ed il guardiano del convento chiese loro chi fossero e dove andassero (il condottiero era “coperto di una negrissima armatura, che attraverso del suo cavallo portava un cadavere d’uomo”). Gli rispose che erano demoni e che stavano portando “in corpo ed anima all’inferno quell’usuraio maledetto da Dio che tanto era crudele con voi e con tutti i poveri”, dopo di che scomparve. Il giorno seguente i frati appresero che era improvvisamente morto uno dei più ricchi ed avari bivonesi e che “non erasi trovato lo stesso corpo del morto” (fonte: Storia delle Comunità Religiose e degli Edifici Sacri di Bivona, pag.333).
La chiesa oggi
L’edificio si presenta a navata singola, non troppo estesa, con una profonda cappella lungo la parete di destra. Sull’altare, in legno del settecento, trova collocazione un quadro di notevoli dimensioni (3,00 x 2,00 m) che raffigura Santa Maria degli Angeli con i santi Filippo, Giacomo, Francesco e Cristina (o forse Caterina). Nell’ unica cappella di destra è collocato il crocifisso, che risale al XVIII secolo, e che era precedentemente collocato nell’altare delle reliquie, opera di inestimabile valore artistico che è stata trafugata nel 1976. Nella stessa cappella è possibile ammirare una statua di San Francesco ed alcune lapidi, come ad esempio il monumento funebre al Marchese Ignazio Greco, opera realizzata da Ignazio Pennino, lo stesso che realizzò la statua marmorea di Santa Rosalia posta sull’altare maggiore della Chiesa della Quisquina. Di fronte alla cappella vi è un quadro, che raffigura il Beato Bernardo da Corleone, risalente al 1988 e collocato in questo spazio in sostituzione ad un quadro settecentesco che è stato trafugato. Inoltre sono presenti all’interno della Chiesa due “urne” di vetro: la prima è posta sotto l’altare, con una statua dell’Assunta in sostituzione ad un’altra statua dell’Assunta malandata dei primi del novecento. La seconda urna si trova sotto il quadro del Beato Bernardo da Corleone, e contiene una statua di un frate (probabilmente San Francesco per la presenza delle stimmate) nel momento della morte. E’ inoltre presente un baldacchino nella parete sinistra dal quale un tempo i preti facevano le prediche dell’omelia.
CONDIVIDI SU FacebookTwitterGoogle+