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I Fogliamari a Strata a' Foglia di Caltanissetta

Il venerdý santo - Caltanissetta (CL)

I Fogliamari a Strata a' Foglia di Caltanissetta a Caltanissetta
La mattina del Venerdì Santo, in pellegrinaggio al Santuario del Crocifisso Signore della Città, i Fogliamari si alternano nella tradizionale Ladata o Lamintanza, senza mai abbandonare il Santissimo Crocifisso Signore della Città. A partire dalle 18:00 circa, dopo la sistemazione delle fasce nelle aste, la Ladata riprende e continua per tutto il pomeriggio per le vie più antiche della città.
 
Di seguito un testo tratto dall'opuscolo a corredo del CD "I Fogliamari", registrato a Caltanissetta nell'Abbazia di Santo Spirito nel 2003, per l'Associazione Culturale Musicarte ed il Comune di Caltanissetta, da Adolfo Broegg e Patrizia Bovi dell'Ensemble Micrologus, con la direzione artistica dei Fratelli Mancuso, per la collana di documentazione sonora del canto devozionale nell'area del Mediterraneo denominata "Il Canto dell’Anima".

FOGLIAMARI - Caltanissetta
Uno dei pochi repertori di canto tradizionale a più voci ancora in uso nella quasi totalità del territorio siciliano è il canto liturgico o paraliturgico che ha nei riti della Settimana Santa il suo momento d’elezione.
 
Questo repertorio è eseguito quasi esclusivamente da gruppi maschili, discendenti da confraternite laicali o associazioni di mestiere. La sua peculiarità musicale è quella di essere costituito da brani la cui struttura è detta “ad accordo” perché prevede la presenza di un coro che accompagna la linea melodica con una successione di accordi.
 
All'interno di questo repertorio possiamo individuare:
- canti solistici, con accompagnamento ad "accordo" (ai quali appartengono anche quei canti in cui due o tre voci solistiche si alternano all'esecuzione);
- canti bivocali, con accompagnamento ad "accordo", in cui le voci soliste svolgono parallelamente la linea melodica.
 
Questi canti, legati ai vistosi contesti rituali processionali o liturgici e tramandatisi tramite la "professionalizzazione" degli esecutori, sono ascrivibili a modelli secenteschi, anche se gli elementi che confluiscono a disegnare il repertorio, lo stile, la pratica esecutiva, l'atteggiamento degli esecutori e i modi di fruizione della comunità operano fra loro in modo sostanzialmente conflittuale.
 
È frequentissima l'adozione di testi latini che, prima del Concilio Vaticano II, facevano parte della liturgia cattolica ufficiale; negli altri casi invece riscontriamo testi in italiano o in siciliano che narrano episodi della Passione e morte di Cristo secondo il racconto dei Vangeli apocrifi oppure testi che sono spesso volgarizzazioni di testi latini.
 
Il repertorio di Caltanissetta però, sebbene si collochi generalmente entro queste grandi categorizzazioni, presenta alcune caratteristiche, riguardanti i testi e gli aspetti musicali, che richiamano l’attenzione dello studioso.
 
Diversamente da quanto accade nel repertorio vocale profano di tradizione, in cui molto frequentemente strutture melodico-formali sono utilizzate come una sorta di contenitore per una grande varietà di testi, nel repertorio liturgico ogni testo verbale ha il suo corrispettivo musicale. Esistono ovviamente differenti Stabat Mater e differenti Popule Meus , così come Miserere e Vexilla Regis nelle diverse tradizioni.
 
A Caltanissetta accade invece che l’intero corpus di canti interpretati dai “Fogliamari” (in questo Cd ne sono documentati nove) sia intonato, con la medesima struttura formale, su una identica linea melodica. In Sicilia questi testi verbali sono spesso stati documentati, eseguiti da diversi gruppi e in diverse località, ma si è sempre pensato che fossero canti diversi narranti gli episodi della Passione secondo simili modalità.
 
Finora non era mai stata documentata una tradizione che cantasse per intero i diversi episodi della Passione, dalla cattura di Gesù alla sua crocefissione, e per di più utilizzando il medesimo testo musicale. Ci si può interrogare se si tratta di uno dei canti meglio conservati in Sicilia, o se le diverse linee melodiche dei differenti canti sono andate perdute ed è subentrato l’uso di intonarli sull'unica sopravvissuta?
 
Difficilmente un testo viene ricordato senza il suo supporto musicale in quanto i processi di memorizzazione prediligono la linea melodica del canto ed è possibile intonare “il motivo” musicale, vocalizzandolo, anche senza ricordare le parole. E’ verosimile, quindi, che le ladate di Caltanissetta siano uno dei testi più antichi e completi del repertorio della Settimana Santa siciliana. Alcune parti di questo testo sono estremamente diffuse in Sicilia e anche altrove, come i brani “Venniri santu, venniri matinu”, ma qui “E Cristu vinn’a la cruci”, e “Maria passa di na strata nova”, altre sono pressoché scomparse.
 
Anche dal punto di vista musicale, come abbiamo già detto, le ladate di Caltanissetta, emergono dal vasto repertorio polivocale siciliano. Quella sorta di spaesamento che coglie l’ascoltatore estraneo alla cultura locale, quel senso di disadattamento dell’orecchio musicale rispetto ad andamenti melodici inusuali, sono sintomi del riconoscimento interiore di un sistema musicale diverso da quello temperato. Ci troviamo di fronte, infatti, a uno dei pochissimi repertori siciliani ancora vivi e vitali che non utilizzano la scala di dodici suoni equidistanti.
 
Si pensi al crogiuolo di culture che è stata la Sicilia e alla presenza di sistemi musicali diversi da quello colto occidentale che qui sicuramente trovarono terreno fecondo. Primo fra tutti il sistema modale del mondo arabo-turco. Diversamente da quanto si possa immaginare il Maqam o Makam è uno dei più diffusi sistemi musicali del mondo. Esso è utilizzato nei Paesi del Nordafrica, nell’intero mondo arabo, nel Sudan, in parte del Kenya, in Turchia, in Grecia, in parte dell’Iran e dell’Armenia , in alcune nuove regioni di cultura turca come l’Azerbaijan, il Turkmenistan, l’ Uzbekistan, il Khazikstan fino ad arrivare all'Europa (Grecia, Bulgaria, Serbia, Croazia, Macedonia, Albania).
 
Non ci stupiremo, quindi, di trovare sopravvivenze musicali precedenti all'opera di normalizzazione culturale seicentesca. L’analisi sul'’aspetto melodico della ladata è stato condotto utilizzando sistemi informatici per la trascrizione delle altezze proprio perché era evidente la costante presenza di intervalli musicali diversi dal tono e dal semitono. La trascrizione grafica mostra nel dettaglio procedimenti melismatici e abbellimenti che alternano intervalli anche piccoli, spesso di terzi e quarti di tono, difficilmente trascrivibili su pentagramma.
 
Le due trascrizioni che qui proponiamo sono state elaborate su un sistema di assi cartesiani che indicano secondi e frequenze e ci offrono, quindi, l’evolversi delle altezze nel tempo. Per una più rapida visualizzazione delle altezze è stato inserito un sistema di linee orizzontali di riferimento che coincide con i suoni del sistema temperato. Nel grafico n. 1 sono stati analizzati i primi sette secondi del canto indicando l’intonazione di alcune altezze ed, empiricamente, la sovrapposizione del testo verbale. Il grafico n. 2, suddiviso in tre parti, offre invece la visualizzazione dell’intera prima strofa, con gli interventi delle due voci soliste e del coro.
 
Ai grafici così ottenuti è stata affiancata una trascrizione su pentagramma con notazione tradizionale perché, anche se estremamente riduttiva e approssimativa , ci permette di cogliere altri aspetti del fatto musicale, quali l’andamento del profilo melodico, i rapporti temporali fra i suoni, la sovrapposizione del testo verbale, la segmentazione delle frasi.

Per maggiori informazioni: www.facebook.com/riti.settimana.santa.caltanissetta

Ultima modifica: 2016-10-28 11:20


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